le parole che leggerete sono infebbrate da storie traboccate prima, sparse a grappolo; grumi di stadi d’animo cavati fuori e stemperati da una realtà immaginaria, (r)esistenze e resilienze che quotidianamente con l’anima scalza provano a disselciare l’abominio dai nervi e superare il solitudo.

il lavoro che uccide

Posted: Marzo 4th, 2011 | Author: | Filed under: spurghi | Commenti disabilitati su il lavoro che uccide

“Cos’é volgare? Chi é morale? Chi, o cosa, la domanda deve essere posta, chi ha l’onniscienza per definire la decenza, chi decide quello che può corrompere una coscienza… “, iniziava così una vecchia canzone degli articolo 31 sulla censura, eppure a sentirla oggi sembra scritta apposta contro chi con le sue azioni da vecchio monarca ci censura la vita, ci avvelena l’aria che abbiamo deciso di respirare in questo quarto di cielo. Probabilmente Giuseppe Papa 50 anni, operatore socio sanitario in una clinica di Castelmorrone, nella vicina Caserta ha visto il suo cielo sgretolarsi e l’aria diventare pesante, le dita friabili, mentre nel suo corpo transitava una disperazione acerrima da costipargli il petto. Quando ha deciso di legarsi una corda al collo, lasciandosi cadere. E’ in questi momenti che il proverbio: ‘a capa è ‘na sfoglia ‘e cepolla, fa agire un pensiero, drammatico, opinabile, libertario non sta a me tracciare verità né giudicare, piuttosto voglio condividere un sentire di vera e onesta compassione, come partecipazione al dolore con chi deve resistere per esistere, il mio pensiero va ai figli, alla moglie. Cosa rimane? Cosa lascia il gesto tragico di Giuseppe Papa? Un dolore che promana una sofferenza che ha cause oggettive. Quattro mesi senza stipendio per chi svolge la funzione di operatore sociale non è un periodo lunghissimo, ci sono operatori che non percepiscono lo stpendio da un anno. Ma non voglio fare inutili confronti temporali, non è il caso e non porta a niente. Poiché il problema tutto, non è  da rintracciarsi solo nelle spettanze economiche, o nelle fatture ancora non pagate da questa Regione o da quel Comune. Ma piuttosto è nella condizione costante di provvisorietà che, di fatto, consuma, smantella, scamazza.  Chi incessantemente e indefessamente è a contatto con la vulnerabilità altrui, con la sofferenza. Constata una verità lardellata di malessere che spesso si congiunge con la sua,  nel vedere tagli e ritagli ai Fondi dell Politiche Sociali da parte del governo nazionale. Dunque, non per un gioco di astri e, neppure, per un caso scellerato assiso sulle proprie groppe come un gufo, ma per una precipua volontà politico-culturale. Che si mortifica questa flotta umana di lavoranti sociali, che è innanzi  cuore, fegato, nervi, sterno, braccia, sesso, anima, stomaco, perineo, vertebre, torace, bocche…  insomma, siamo persone e come tali non impermeabili. Pertanto, ogni strappo dato oggi al sociale, quello che lavora, non quello mediatico, episodico, messianico. E’ un impoverimento massivo per il futuro, involar bellezza, mantenimento dello statu quo.  Il sociale come comparto, invece, giorno dopo giorno si adopera per rispondere ai bisogni effettivi, promuovendo l’autonomia nei soggetti utenti e non autocelebrazione garrula, crea percorsi abili di cittadinanza attiva, irrobustimento del sé, per un mutuo soccorso tra soggetti diversi e consapevolezza di non essere avversi.


non vi capisco

Posted: Febbraio 27th, 2011 | Author: | Filed under: spurghi | Commenti disabilitati su non vi capisco

Non vi capisco quando dal telegiornale mi parlate. Non vi capisco quando mi chiedete di spenzolarmi sul boccascena e di prendere parte alla messinscena. Non vi capisco quando mi raccontate di ragazze uccise due volte, prima dal boa di turno e poi da un chiacchiericcio assordante che, di fatto, svillaneggia la loro prematura dipartita. Non vi capisco quando scrivete di nuovi sviluppi, di nuove ipotesi e di un probabile pentimento dello zio (c’è sempre uno zio), o del testimone oculare che ha deciso di parlare. Non vi capisco quando mi chiedete un pensiero su quello che avete distrutto. Non vi capisco quando affermate che l’acqua è un diritto e non un bene comune. Non vi capisco quando recintate un amico suino, un fratello cavallo e li maltrattate, li offendete nella loro dignità preesistente e solo dopo averlo fatto li immolate per offrire gusto alle vostre papille gustative, decidendo in seguito; la tariffa, la qualità, la scelta. Non vi capisco quando dai talk show dissertate sulla FAO e sui bambini morti, ancora, per fame. Non vi capisco eppure sono italiano. Comme amma fa?


vorrei

Posted: Febbraio 25th, 2011 | Author: | Filed under: spurghi | 3 Comments »

Vorrei avere quindici anni per correre più forte e lasciarmi dietro il fiato, vorrei avere dodici anni per sputare nella ciabottana tutti i sogni e trovarli l’indomani, vorrei avere dieci anni per innamorarmi di tutto, vorrei averne settanta, novanta o solo un anno per camminare carponi o non camminare affatto, vorrei essere un volatile, un pidocchio, un picchio, una foglia. Vorrei, vorrei, vorrei. Essere acqua, lava, tungusteno, dinamo e possibilità per chi non ce la fa a capire che meraviglia è la vita.  Anche quando non si vince, e tutto sembra contro.  Che meraviglia sono le  stelle,  febbraio con il sole, una pagina scritta, un sogno condiviso, una sigaretta trovata, una pacca sulla spalla, una stretta di un amico, una donna che ti sceglie, un bimbo che mentre sorride indossa la sua felicità.


chi sono quei ragazzi?

Posted: Febbraio 22nd, 2011 | Author: | Filed under: spurghi | 2 Comments »

Chi sono i ragazzi che hanno molestato la ragazza di Casoria? Che volto avranno i prossimi che oltrepasseranno tale limite e soprattutto che volto avrà la vittima? E’ difficile pescare nella testa le parole appropriate, darsi da fare come singoli, prima, che come comunità presuppone un pensiero. Qual è oggi il pensiero che ha l’adulto nei confronti dell’infante – utilizzo tale lemma non a caso – oltre ad essere adultocentrico? Una certa sociologia da tempo sembra persa nei meandri della metodologia e della ricerca sociale con il risultato che ha  esautorato se stessa, la psicologia nemmeno a parlarne con l’idea fissa dell’anafettività è perennemente in bilico, tra; meglio non dire… sarebbe preferibile osservarlo… quando, la scuola meglio lasciare stare.

Da anni svolgo la funzione di educatore in servizi alla persona in convenzione con il Comune di Napoli e la Regione Campania (non è questa la pagina per dire in che condizioni noi operatori sociali da anni versiamo, in termini di riconoscimento, di pianificazione, progettazione sociale e stipendi).

E’ arduo rintracciare in questo settore le colpe o un possibile interlocutore istituzionale atto a trattare con serietà, etica e conoscenza la materia della spesa sociale e ad impegnarsi nel portarla sui tavoli congrui come priorità assoluta di un settore che,  di fatto, è essenziale ma consustanzialmente ferito, esanime, scamazzato.

Dicevo, chi sono quei ragazzi? Di ragazzi ne ho conosciuti e tuttora mi onorano con la loro presenza nelle attività socio-educative, nei laboratori che spesso diventano spazi protetti dove narrano di sé, ognuno diverso, anche, se un comune denominatore attraversa i loro sguardi, le loro fragilità vestite da improperii, da un vociare spaccaudito per coprire chissà che cosa, non è solo un modo di superare l’altro, ammantarlo, è qualcosa di molto più profondo. Ognuno con la loro istanza muta, strillata perché tatuata sulla loro pelle, trapiantata spesso da un quartiere congestionante, da una mamma che un attimo fa ha dovuto abbandonare i profumi di un’adolescenza precoce per diventare mamma. Ognuno una storia mai qualunque.

Chi sono quei ragazzi? Siamo sicuri che la loro manifesta violenza è altro da noi? E che non sia, invece, una concausa fattuale della nostra inettitudine di adulti intrisi da un violento malessere?

 


sanremo è sanremo

Posted: Febbraio 20th, 2011 | Author: | Filed under: spurghi | 1 Comment »

Sanremo è Sanremo, si sa. Roberto Vecchioni ha vinto con una canzone in sapor di poesia tra melanconia d’autore e riscatto sociale. Bella, brutta non sta a terre stabilire l’indice di gradimento. Ad altri l’onere di farlo. Lo stivale Italia non è stato mai orfano di lacchè e voltagabbana, detrattori all’occorenza e incipienti critici. Il dato che terre rileva e porre all’attenzione di chi distrattamente dovesse inciampare su questo telaio di seconda mano, è, se è vero che c’hanno ucciso il pensiero e che è bello vedere i ragazzi che stringono un libro, un libro vero… come intona il Vecchioni, per resistere ad esistere, è altrettanto vero che stiamo vivendo un’utopia prima di tutto antropologica che non vogliamo riconoscerci, per tale motivo non riusciamo più a capire un cazzo, qualche esempio: Lo stesso Roberto Vecchioni ritenuto per anni di nicchia, di sinistra, poetastro vince sulle tavole dell’Ariston quasi con un plebiscito, Roberto Benigni da vecchio istrione si fa esegeta e licenza una lezione sull’Unità d’Italia. Potrei continuare ma non è il caso, preferisco porre qualche interrogativo e sottolineare l’utopia antropologica oltre che lo scollamento tra l’anima, il pensiero e l’azione altrimenti non si spiegherebbe come mai da tempo il popolo Italiano accetta ogni cosa, digerisce anche le pietre, dice di subire e, poi improvvisamente manifesta, s’arrabbia. Esige. Invoca contro chi? Se non contro se stesso. Intanto i poteri si dipanano e le maglie s’allargano, ma la vita fino a prova contraria è quello che ognuno fa di essa ogni giorno, istante dopo istante. Gli Italiani forse si sono stancati d’essere Italiani? Oppure, è l’ennesima buffonata auto-imbrigliante per gestirci meglio nel quadrato semiotico nel quale ci siamo cacciati?


lassame ‘sta

Posted: Febbraio 15th, 2011 | Author: | Filed under: spurghi | Commenti disabilitati su lassame ‘sta

lassame ‘sta
nun ce pruvà ‘a m’acchiappà
nun so’ pietto pe’ tte
nun ce penzà ‘a m’accattà
si tu m’astrigne je te fuje ‘a dinto ‘e mana
dinto ‘e vene l’ammore scorre ‘a onna
‘e se ‘nfonnene ‘e respire ‘e se ‘nfurcinene ‘e penziere ca restano scazzille ‘e scugliera
ma sbaccattianne cu ‘o viento bbuono addeventano canisto ‘e primizie
miezo ‘e costa d’ ‘a vita
napule mammà
te voglio ‘e nun te voglio
t’abbraccio ‘e t’accurtello
abbascio ‘e cristallini
miezo santacroce
sott’a sgarrupata
areto sedil capuano jenne ‘ncopp’e mura
passanne p’ ‘a rarrà addò ‘o rummore d’ ‘e cingoli
arriva ‘ncoppo materdè
saglienne cu tre cavallo
duje se ne so’ fujuto
chillo rimasto tene ‘e cosce corte ‘e l’uocchie offeso
quanti sagliute tene ‘na vita?
areto all’ombra ‘e ‘na resata aggio visto l’ipotesi ‘e ‘na discesa
‘oj mà comme so’ ‘mbrugliate ‘sti vite d’ ‘e vico ‘e napule
‘a vita ‘a morte areto ‘a porta
‘a ponte ‘e lacrima
miezo ‘e curtiello d’ ‘a vita
napule mammà
te vasa ‘e te sparasse
te scave ‘e te chiavasse
napoli medea: liberaci
è lassace ‘sta
areto ‘a ferrovia
‘mbond chianatown
assettato miez’o terzo munno ‘e secondigliano
m’aggio fatto comme ‘n afgano
sott’a munnezza m’adda murì mammà aggio visto ‘a dio tutto surato
teneve l’uocchie comme ‘a pece
‘e capille russo scuncecato d’ ‘o viento
pareva rosso malpelo asciuto fora ‘a nu foglio tropp’ stritto
‘stu guaglione ‘nquieto, infante pe’ chi nun sape leggere ‘o traffico d’ ‘o core
né ‘e meraviglia ‘e l’anema
mo’ avanza ‘o pere ‘ncopp’e chiave d’ ‘e paure
‘e c’ ‘o piacere mana corre pe’ nun se fà acchiappà
corre cchiù ‘e pietro mennea
cchiù ‘e lewis ‘e johnson doppo ca l’ha visto se mise ‘a fà l’uoglie ‘e ‘o shampo
corre ‘stu budda d’ ‘a periferia pe’ tucca pe’ primmo ‘na raffica amica
lassatelo je nun ce pruvate allo fermà
nun ce penzate allo carezzà
è ‘o specchio rutto c’avite ittato ajere sera
oj mà, nun te mettere ‘a cuffià
nun fà ca pure chistato se ne va’
‘a vita ‘a vòta fotte pure ‘a morte
sigmor sì;
sì, si se sfonnene ‘e porta
‘e miezo ‘e piazze ce uardamme ‘nfaccia
primma ‘e aizà ‘e vraccia
lassatece ‘sta
scinnitece ‘a cuollo
ca nuje pure ‘a luntano sentimme l’addore ‘e ‘sta cazzo ‘e libertà
napule mammà
sì c’ ‘o ca sera nun saje che ‘a fà
vieneme ‘a piglià
ma viene comme staje p’ ‘a casa
nun t’apparecchià, nun te pittà, nun te ‘mbriacà
ma soprattutto oj mà nun te scurdà

 

 

 


limite

Posted: Febbraio 15th, 2011 | Author: | Filed under: spurghi | Commenti disabilitati su limite

L’osservo da dentro

È lo stesso di un tempo

L’ho scolpito nel ricordo

Lui come sempre

è

Sordo duro e muto

Nel suo vestito granitico

come una pietra

come un corpo che cessa di meravigliarsi

come una reazione

come l’amore che diventa sottovuoto.